Introduzione
••• Politica di apertura, riavvicinamento e normalizzazione dei rapporti della Germania ovest nei confronti della Germania est e più in generale degli altri paesi del blocco orientale, tenacemente perseguita e sostenuta dal Cancelliere socialdemocratico Willy Brandt a partire dall’inizio degli anni ’70 e per la quale Brandt ricevette il Premio Nobel per la Pace nel 1971.
Presupposti
••• Uscita sconfitta e umiliata nella Seconda guerra mondiale, la Germania si venne a trovare ben presto sotto il giogo delle quattro potenze vincitrici, come già ampiamente preannunciato dalle decisioni assunte dapprima dalla Conferenza di Yalta – dal 4 all’11 febbraio 1945 – e poi da quella successiva di Postdam – dal 17 luglio al 2 agosto 1945 – che avrebbero condizionato da quel dato momento la politica estera della Germania – così come quella delle altre nazioni -, vale a dire:
••••• “Dichiarazione sull’Europa liberata”: liberazione dei territori – e tra questi la Germania – occupati militarmente e congiuntamente da Stati Uniti, Gran Bretagna e Unione Sovietica e libere consultazioni elettorali;
••••• “Salvaguardia dell’unità territoriale tedesca”: soluzione della questione tedesca ad opera del Consiglio dei Ministri degli Esteri alleati, ovvero l’organo predisposto per trattare la pace con i paesi sconfitti.
••• Come notorio, le dichiarazioni di intenti lasciarono spazio alla realpolitik, soprattutto perché le elezioni nazionali vennero accantonate a seguito dei risultati nelle elezioni amministrative svolte a Berlino nel 1947. In tale occasione, i sovietici – che fin dal 1945 avevano acconsentito nell’area di loro stretta pertinenza alla presenza di partiti politici ideologicamente a loro affini, nella speranza di strumentalizzare il malcontento popolare e la responsabilità del nazismo e favorire la formazione di una “nuova Germania”, cioè equidistante e quindi a loro favorevole -, si preoccuparono di incoraggiare un accordo elettoralistico tra socialdemocratici e comunisti; l’esito elettorale non fu però loro confacente, in quanto il Partito Socialista Unificato Tedesco (SED), nato nel 1946-1947 dall’unione per l’appunto del Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD) e del Partito Comunista di Germania (KPD), conquistò solo il 20% dei voti a fronte del 40% ottenuto dai socialdemocratici filo-occidentali. Una competizione elettorale, che seppur limitata, rendeva palese agli occhi del governo di Mosca che in caso di elezioni libere e competitive l’elettorato della Germania avrebbe di sicuro orbitato verso l’Occidente liberale e democratico. Conseguentemente, questi avvenimenti condizionarono i fatti successivi, facendo venir meno, soprattutto, la possibilità – e la promessa – di creare uno Stato nazionale tedesco unitario, giacché, a partire dal dicembre del 1947, i due blocchi contrapposti iniziarono a spartirsi tutte le rispettive zone di influenza che daranno luogo dapprima alla Repubblica Federale Tedesca (23 maggio 1949) e poi, per reazione, alla Repubblica Democratica Tedesca (7 ottobre 1949).
Da Konrad Adenauer a Willy Brandt  
••• Negli anni successivi la politica portata avanti dal Cancelliere Konrad Adenauer (1949-1963) – ben ancorato alla Dottrina Hallstein, sulla base della quale la Repubblica Federale Tedesca considerava ogni atto ostile nei propri confronti il riconoscimento avanzato da nazioni terze della Repubblica Democratica Tedesca – non sortì alcun risultato in termini di riavvicinamento, come dimostrato dall’innalzamento di quel famigerato Muro che divise la popolazione di Berlino per ben 28 anni, dal 13 agosto del 1961 al 9 novembre del 1989, giorno nel quale il governo tedesco orientale, su decisione del Segretario Generale della SED Erich Honecker, decretò l’apertura dei confini con la Repubblica Federale Tedesca. Pertanto, anche all’interno della CDU, durante il mandato di Ludwig Erhard (1963-1966) iniziarono timidamente a farsi strada ipotesi inerenti un nuovo corso di relazioni, politiche e commerciali, con i fratelli tedeschi dell’est, come con altri paesi facenti parte del blocco orientale (Polonia, Romania, Bulgaria, Ungheria). Prende forma in tal modo quella che negli ambienti di politica internazionale venne denominata “politica del movimento”, in quanto sembrava essersi messa in moto una fase di cambiamento, capace di porre anche un freno a quell’immobilismo dettato principalmente dal containment e che troverà poi ulteriore vitalità sotto la Grande Coalizione del 1966-1969 – tra la CDU e l’SPD, con Kurt Georg Kiesinger (CDU) come Cancelliere e Willy Brandt Ministro degli Esteri (SPD) -, allorquando, nonostante alcune resistenze conservatrici, vennero stipulati dei nuovi accordi, come quello con la Cecoslovacchia, drammaticamente interrotti dall’intervento nell’agosto 1968 delle truppe del Patto di Varsavia nella capitale boema.
••• Senza curarsi delle resistenze provenienti da ampi settori dell’opinione pubblica tedesca, Willy Brandt, trionfatore delle elezioni del 1969, nel corso del suo mandato come Cancelliere (1969-1974) dette avvio ufficialmente alla Ostpolitik, inviando subito una sua persona di fiducia, il giornalista e politico Egon Bahr, a Mosca, e facendo venir meno nei fatti la Dottrina Hallstein per effetto del riconoscimento formale – avvenuto nel settembre del 1969 – della Jugoslavia e della Romania. Diversamente detto: si venivano a tramutare in prassi generalizzate le posizioni già manifestamente espresse negli anni immediatamente precedenti dai settori più lungimiranti della classe politica tedesca, incentrando il nuovo corso fondamentalmente su quattro punti:
••••• riconoscimento delle linee di confine esistenti;
••••• nessun ricorso alla forza militare per la risoluzione di possibili controversie;
••••• sviluppo della collaborazione economica e culturale;
••••• ulteriore sviluppo delle relazioni politiche e diplomatiche, che, in virtù anche del paziente e diligente impegno del Ministro degli Esteri, il liberale Walter Scheel, portarono negli anni immediatamente successivi alla stipula di vari trattati ufficiali con i paesi dell’Europa orientale, innanzitutto (ovviamente) con la Repubblica Democratica Tedesca, anche nell’aspettativa di una possibile revisione del contesto geopolitico scaturito dalla fine della Seconda guerra mondiale.
••• Dopo le dimissioni dalla Cancelleria di Brandt il 6 maggio 1974 a seguito del coinvolgimento di un suo assistente, Gunter Guillaume, in un noto scandalo spionistico, l’Ostpolitik fu ripresa con altrettanta fortuna e lungimiranza dai suoi successori, prima dal suo compagno di partito Helmut Schmidt (1974-1982) e poi, portando a compimento la riunificazione nazionale tedesca, dal cristiano democratico Helmut Kohl (1982-1998).
Bibliografia
••• Heinrich August Winkler, “Grande storia della Germania”, Donzelli Edizioni, Roma, 2004
••• “La storia”, UTET Edizioni, Torino, 2007; De Agostini Edizioni, Novara, 2007; Mondadori Edizioni, Milano, 2007