Generalità
••• Accordo concernente i tassi di cambio siglato nel museo più importante del mondo a Parigi il 22 febbraio del 1987 dai ministri finanziari e dai governatori delle banche centrali dei paesi dell’allora G7 – ad eccezione, però, dell’Italia – nell’intento di coordinare le politiche economiche dei paesi più sviluppati, stabilizzare i mercati valutari e arrestare – al contrario di quanto stabilito nell’Accordo del Plaza del settembre 1985 a New York – il deprezzamento eccessivo del dollaro statunitense, rispetto allo yen giapponese e al marco tedesco, riducendo, pertanto, gli squilibri commerciali da qualche tempo in atto legati all’eccessiva svalutazione del dollaro che stava facilitando sui mercati internazionali in termini di esportazione.
••• L’Accordo del Louvre rappresenta una pietra miliare nella storia ella cooperazione politica e economica internazionale, dal momento che gli Stati firmatari si impegnarono in uno sforzo comune e impegnativo, da conseguirsi mediante un coordinamento sistematico delle politiche fiscali e monetarie probabilmente senza precedenti, agendo sui corrispondenti surplus o deficit allo scopo di consolidare la domanda interna o al contrario rallentarne l’eccessiva espansione. Più nello specifico: la Gran Bretagna si impegnava a diminuire l’imposizione fiscale attraverso la riduzione della spesa pubblica, mentre la Francia e il Canada avrebbero diminuito il passivo del proprio bilancio statale anche con specifiche operazioni di privatizzazioni e di dismissioni; per quanto concerne, invece, i paesi con ragguardevoli surplus commerciali, come ad esempio Giappone e Germania, si sarebbero impegnati ad adottare politiche economiche reflazionistiche volte all’espansione della domanda di beni e servizi perseguendo un tasso di interesse basso; e infine gli Stati Uniti, che, a loro volta, avrebbero dovuto mettere un freno alla spesa pubblica cresciuta a dismisura negli ultimi anni.
••• Nonostante gli impegni presi e i primi esiti positivi dell’Accordo del Louvre, la tanto auspicata stabilità monetaria internazionale perdurò per pochi mesi, fino all’ottobre del 1987, cioè fino al rialzo, da parte della Bundesbank, la banca centrale tedesca, del costo del denaro in risposta alle pressioni inflazionistiche interne, con il risultato che la svalutazione del dollaro riprese ben presto e soprattutto oltre i limiti comunemente concordati a Parigi, anche perché la Federal Reserve, la banca centrale statunitense, si vide costretta a sua volta ad abbassare i tassi di interesse per far fronte all’improvviso crollo di Wall Street il 19 ottobre del 1987, facendo naufragare in tal modo l’accordo parigino e dando il via a quel regime di flessibilità dei tassi di cambio valutario, la cui determinazione da quel momento viene lasciata alle forze e alle scelte del libero mercato.
Voci correlate
••• Plaza, Accordo del
Bibliografia
•••
James Foreman Peck, “Storia dell’economia internazionale dal 1850 a oggi”, Il Mulino Edizioni, Bologna, 1999
••• Sidney Pollard, “L’economia internazionale dal 1945 ad oggi”, Laterza Edizioni, Bari, 1999