Generalità
••• Concetto introdotto nell’ambito delle scienze sociali dal sociologo tedesco Max Weber, secondo il quale nel corso di un’indagine storica e sociale uno studioso deve necessariamente improntare le proprie ricerche all’avalutatività, all’assenza di giudizi di valore, nel senso che deve chiarire il significato dei valori che ispirano una qualsiasi scelta sociale, ma non deve mai assumerli come criterio di giudizio, pena la fallacità dei risultati di un’indagine sociale che per essere oggettiva deve, per l’appunto, occuparsi solo dell’essere e non del dover essere, limitandosi alla mera descrizione dei fatti.
••• Criticato dagli esponenti di impronta marxista, per il quali un’indagine – sia essa storica, sociale, filosofica o scientifica – viene sempre influenzata dai particolari “interessi di classe”, il concetto di avalutatività è stato ripreso in epoca contemporanea da pensatori neopositivistici come l’americano Ernest Nagel o da economisti come lo svedese Karl Gunnar Myrdal, i quali ammettono la possibilità che le indagini possano essere condizionate dai valori (o interessi) degli stessi ricercatori, ma al tempo stesso attestano l’esistenza di procedimenti d’indagine e di meccanismi di controllo atti ad impedire che i giudizi di valore diano luogo ad affermazioni non oggettive.
Bibliografia
••• Virgilio Mura, “Categorie della politica”, Giappichelli Edizioni, Torino, 1997
••• Max Weber, “Il metodo delle scienze storico-sociali”, Einaudi Edizioni, Torino, 2003