Generalità
••• Organizzazione di Stati e territori d’oltremare strettamente legati alla Repubblica francese che, incentrata sul modello del Commonwealth britannico, venne prevista e istituita nel 1958 dalla Costituzione della V Repubblica, in sostituzione dell’Unione francese – nella quale si era venuto a trasformare l’Impero coloniale francese subito dopo la Seconda guerra mondiale -, nel tentativo di fornire al movimento nazionalista e indipendentista sviluppatosi nel frattempo nelle colonie africane uno sbocco conciliabile con il mantenimento di stretti legami politici e commerciali con il governo di Parigi.
••• In base al referendum del 1958 vi aderirono una ventina di Stati e di territori d’oltremare, ciascuno dei quali ottenne una certa autonomia, anche se la Francia continuava a controllare la moneta, la politica estera e la sicurezza. E tuttavia, la gran parte dei paesi aderenti vide nella Comunità Francese una tappa verso la completa e effettiva indipendenza nazionale, che, infatti, venne conseguita fra il 1960 e il 1961, causando il declino inarrestabile della stessa entità politica francese: malgrado l’introduzione nella Costituzione francese di un emendamento che prevedeva la possibilità di conseguire l’indipendenza nazionale pur rimanendo nell’ambito della Comunità Francese, alla fine del 1960 decisero di restare territori francesi pochi paesi (Saint-Pierre-et-Miquelon, Gibuti, Comore, Wallis e Futuna, Nuova Caledonia, Polinesia francese), facendo dell’organizzazione un’entità del tutto formale, pur ovviamente in presenza di accordi bilaterali o multilaterali tra la Francia e le sue ex colonie, accordi tuttora in vigore e perfino in certi casi resi più stringenti.
Bibliografia
••• Georges Duby, “Storia della Francia”, Bompiani Edizioni, Milano, 2001