Generalità
••• Termine sovente usato come sinonimo di statalizzazione, con nazionalizzazione si intende l’intervento con cui lo Stato, mediante un provvedimento legislativo, trasferisce la proprietà, totale o parziale – o perlomeno il controllo – di industrie private o l’esercizio di alcune attività inerenti un preminente interesse pubblico. In altri termini: è l’atto attraverso cui lo Stato attribuisce d’imperio alla comunità cittadina – e dunque a sé stesso – la proprietà della terra, degli istituti bancari, dei mezzi di produzione e comunicazione, degli esercizi commerciali ecc.
••• Rivolta, quindi, al perseguimento di rilevanti finalità pubbliche – dal sostegno occupazionale allo sviluppo di un’area territoriale socio-economicamente arretrata -, la nazionalizzazione nasce nella seconda metà dell’Ottocento, nell’ambito dell’ideologia politico-economica socialista, che ha posto tra i suoi punti fondamentali e irrinunciabili l’abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione in quanto strumento di sfruttamento e di diseguaglianza, a vantaggio (esclusivo) dei detentori di tali mezzi. In età contemporanea il primo Stato ad aver attuato e reso operativa una politica economica di nazionalizzazione è stato non a caso la Russia (URSS) dopo il 1917 e ancor di più dopo il 1929, quando il successore di Lenin, Stalin, pose termine alla NEP (Nuova Politica Economica) che, incentrata almeno in parte sul libero mercato, venne soppiantata e rimpiazzata dalla politica centralizzata dei piani quinquennali, imperniata, invece, sull’industrializzazione pesante forzata e sulla collettivizzazione agricola. E tuttavia, finanche nei paesi a regime capitalistico si è assistito, soprattutto dopo il crollo di Wall Street (1929) e la fine della Seconda guerra mondiale (1945), alla creazione di un imponente apparato pubblico, assai bendisposto all’interventismo statale e al superamento del liberismo economico classico, grazie anche alle posizioni assunte da autorevoli economisti di stampo liberale e progressista, come il britannico John Maynard Keynes, il quale, in coerenza con le responsabilità sociali dello Stato democratico, pose l’accento sulla necessità di superare le crisi cicliche economiche mediante un massiccio intervento pubblico, diretto ad accrescere la spesa globale (domanda) per mezzo di consistenti investimenti pubblici pianificati. Da allora, anche in paesi un tempo facenti parte del Terzo o perfino Quarto Mondo si è preceduto – in un’ottica di emancipazione dalla tutela economica e politica occidentale e capitalista – a nazionalizzazioni su vasta scala delle materie prime nazionali e delle industrie appartenenti a grandi società multinazionali, anche se ovviamente possono evidenziarsi episodi di tendenza inversa, anzitutto negli anni ’80 del Ventesimo Secolo, in Gran Bretagna (thatcherismo) e Stati Uniti (reaganismo), caratterizzati da uno smantellamento graduale, ma inesorabile, dell’apparato pubblico dell’economia.
••• In relazione al processo di nazionalizzazione, la Costituzione italiana del 1948 stabilisce all’art. 43 quanto segue: “A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, a enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese, che si riferiscono a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio e abbiano caratteri di preminente interesse generale”. Ugualmente, secondo il diritto internazionale qualsiasi Stato è legittimamente libero di procedere alla nazionalizzazione di imprese o attività economiche in mano straniera, seppur con la limitazione costituita dall’onere, riconosciuto dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite circa la Dichiarazione sulla sovranità permanente sulle risorse naturali, del 14 dicembre 1962, di corrispondere all’espropriato straniero un giusto risarcimento.
Bibliografia
••• Valerio Castronovo, “Le rivoluzioni del capitalismo”, Laterza Editore, Bari, 2007
••• “La storia”, UTET Editore, Torino, 2007; De Agostini Editore, Novara, 2007; Mondadori Editore, Milano, 2007