Generalità
••• Genova 8 aprile 1792 † Torino 22 maggio 1849.
••• Generale italiano, combatté in giovane età con Napoleone Bonaparte prima in Austria (1809) e poi Russia (1812), divenendo, inoltre, ufficiale d’ordinanza dell’Imperatore francese nel corso dei Cento giorni, cioè l’ultimo periodo di regno di Napoleone (20 marzo 1815 – 8 luglio 1815). Caduto l’Impero napoleonico, Ramorino si ritirò in Savoia e durante i moti del 1821 in Piemonte comandò con Santorre di Santarosa i rivoltosi, ma soffocata la rivoluzione, riparò inizialmente in Francia e successivamente in Polonia, dove collaborò col ruolo di comandante con i ribelli nella Grande Rivolta Polacca (1830-1831) contro i russi, finendo, tuttavia, per essere criticato per una condotta ritenuta non all’altezza a causa della mancanza di polso.
••• Nonostante le critiche e gli insuccessi, Giuseppe Mazzini lo volle a capo della spedizione nel corso dell’invasione della Savoia finanziata dal patriota genovese nel febbraio 1834 contro la monarchia piemontese, ma, sconfitto per l’ennesima volta sul teatro di guerra, Ramorino venne condannato a morte, mentre i suoi compagni di spedizione, compreso lo stesso Mazzini, l’accusarono di aver consumato arbitrariamente i fondi e di essersi comportato con indolenza durante il tentativo di invasione.
••• Rifugiatosi in Francia, solo nel 1848 ritornò in Italia, per assumere nuovamente l’anno dopo una posizione di primo piano come generale di divisione dell’esercito piemontese, partecipando alla Prima guerra d’indipendenza col compito di arrestare il passaggio della truppe austriache sul Gravellone, ma, probabilmente a causa della genericità delle disposizioni ricevute, una sua iniziativa militare si rivelò erronea, contribuendo alla sconfitta piemontese a Novara, tanto che, imputato di tradimento, gli venne attribuita assieme al generale polacco Wojciech Chrzanowski la colpa della disfatta; giudicato dalla Corte marziale colpevole di aver lasciato la postazione affidatagli dal comando piemontese, fu giustiziato nella Piazza d’Armi di Torino e poco prima d’essere fucilato enunciò – a quanto pare – la frase a lui attribuita: “La storia mi giudicherà”.
Bibliografia
••• “La storia”, UTET Editore, Torino, 2007; De Agostini Editore, Novara, 2007; Mondadori Editore, Milano, 2007