Generalità
••• Con l’espressione “protocomunismo” si intendono nel linguaggio politico tutte quelle dottrine o quei movimenti culturali che, anticipando in un qualche modo la formulazione del comunismo comunemente riconosciuto, e cioè quello teorizzato dai tedeschi Karl Marx e Friedrich Engels, propugnavano fondamentalmente tre cose, ritenute necessarie per la creazione di una società incentrata sull’egualitarismo:
••••• l’abolizione della proprietà privata, con la conseguente comunione dei beni;
••••• la gestione dei mezzi di produzione da parte dell’associazione politica, ossia lo Stato;
••••• il ruolo imprescindibile dello stesso Stato nell’assicurare i bisogni essenziali dei cittadini secondo le necessità.
••• In effetti, queste tre enunciazioni hanno fatto la loro apparizione nella storia politica, benché e semplicemente imbastite e carenti in alcuni aspetti, molto tempo prima dell’avvento del “Manifesto del Partito Comunista” (1848), essendo espressione di un’aspirazione ancestrale, fortemente radicata presso molti popoli e etnie, dando vita nel corso dei secoli a molte teorie che, pur assumendo tratti e attuazioni spesso molto differenti tra loro, hanno tutte in comune  l’ideale della condivisione dei mezzi di produzione e dell’organizzazione collettiva del lavoro. Già in età antica, come ben messo in evidenza dallo storico mediorientalista Giovanni Pettinato, alcune civiltà mesopotamiche si erano date un’organizzazione sociale in embrione comunista; così come la comunità ebraica degli esseni, incentrata su una vita associativa in confraternite, sulla compartecipazione di entrate e spese, sulla proprietà collegiale delle terre e dei pascoli e sull’economia di sostentamento, senza trascurare ovviamente Platone e la sua “La Repubblica”. E ancora, lo stesso cristianesimo delle origini rimarca il valore della comunione dei beni, come, per esempio, nel secondo capitolo degli “Atti degli apostoli”1, laddove (versetti 44-47) viene rappresentato, per l’appunto, il funzionamento della prima comunità cristiana, incardinata sulla comunione dei beni, seppur tale comunione non fosse stabilita per legge, dato che i fedeli vi aderivano intenzionalmente; e in ugual modo in Sant’Ambrogio – per il quale il bene privato era soltanto una cessione temporanea fatta al singolo da parte della comunità, che poteva, infatti, riappropriarsene di fronte al bene comune -, in San Benedetto da Norcia – la cui regola era prettamente comunistica, dal momento che si escludeva per i monaci il possesso privato di un qualsiasi bene senza un apposito consenso, disponendo, inoltre, l’equanime distribuzione di quanto necessario alla sussistenza dei monaci – e in alcuni movimenti ereticali medievali, come quello personificato da Fra Dolcino.
••• Ma è soprattutto in età moderna che gli ideali comunisti trovano delle nuove formulazioni da parte di pensatori, laici e non, quali Tommaso Moro, Tommaso Campanella, Jean Meslier, Étienne-Gabriel Morelly, Dom Deschamps. . . . e da qui nuovi movimenti socio-rivoluzionari, come quello contadino guidato da Thomas Muntzer e Giovanni da Leida in Europa occidentale o quello dei diggers in Inghilterra, tutti più o meno interessati a creare una società egualitaria, nella quale tutti i cittadini contribuiranno secondo le loro possibilità alle necessità della stessa grazie all’instaurazione di una organizzazione collettiva del lavoro.
Notes
••• 1. Dagli “Atti degli Apostoli” (2,44-47): “Or tutti coloro che credano stavano insieme e avevano ogni cosa in comune. E vendevano i poderi e i beni e li distribuivano a tutti, secondo il bisogno di ciascuno. E perseveravano con una sola mente tutti i giorni nel tempio, e rompendo il pane di casa in casa prendevano il cibo insieme con gioia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo.”
Bibliografia
••• Edmund A. Walsh, “Origine e sviluppo del comunismo mondiale”, Milano, Sperling & Kupfer Editore, 1954.
••• Walter Bernardi, “Morelly e Dom Deschamps. Utopia e ideologia nel secolo dei lumi”, Firenze, Olschki Editore, 1979
••• Michel Onfray, “Trattato di ateologia”, Fazi Editore, Roma, 2005