Generalità
••• Baja 10 agosto 1825 † Budapest 3 maggio 1908.
••• Ufficiale militare e patriota ungherese, piuttosto noto anche in Italia per l’importante ruolo svolto a fianco dei garibaldini nelle campagne dei Cacciatori delle Alpi e dei Mille, al punto che nel 1888 ottenne la nazionalità italiana.
••• Arruolato giovanissimo nell’esercito austriaco, Turr impegnò praticamente tutta la sua vita al servizio dell’idea nazionale, prima ungherese e poi italiana. Ripudiato l’esercito austriaco, Turr partecipò alla Prima guerra di indipendenza (1848-1849) combattuta tra l’Impero austriaco e il Regno di Sardegna, divenendo in seguito capitano della cosiddetta “Legione ungherese”, ovverosia l’unità militare istituita da Giuseppe Garibaldi nel 1860 e costituita da molti esuli e disertori ungheresi dell’esercito imperiale. La vittoria risolutiva a Novara del 24 marzo 1849 ottenuta dal feldmaresciallo austriaco Josef Radetzky costrinse Turr e tutti gli altri nazionalisti, sia italiani che ungheresi, a lasciare il Regno di Sardegna, per trasferirsi nei luoghi in cui ancora si combatteva per l’indipendenza dal giogo asburgico: la gran parte verso Roma, altri, invece, nel resto dell’Europa, come in Germania, dove Turr combatté nella regione del Baden.
••• La sua indole impetuosa e alla continua ricerca di nuove sfide ebbe un ulteriore conferma nel corso del 1854, allorquando passò al servizio dell’esercito britannico, impegnato al tempo nella Guerra di Crimea (1853-1856) a fianco di Francia, Impero ottomano e Regno di Sardegna contro la Russia. Dopo essere stato arrestato a Bucarest – intento a comprare, pare, cavalli – dalle guarnigioni austriache – e salvato da condanna capitale certa grazie al pronto intervento del governo di Londra -, Turr ritornò in Italia,  dove combatté nel 1859, col grado di capitano, nei Cacciatori delle Alpi di Garibaldi – il quale nutriva per il Turr grande considerazione – e soprattutto nel 1860 nella Spedizione dei Mille, nel corso della quale venne promosso generale, distinguendosi per il coraggio e le capacità organizzative, tanto da essere scelto da Garibaldi come governatore di Napoli in vista dell’allestimento e dello svolgimento del plebiscito inerente l’annessione al futuro Regno d’Italia del 21 ottobre 1860.
••• Dopo la nascita del nuovo Stato unitario italiano, avvenuta il 17 marzo del 1861, Turr, divenuto aiutante di campo onorario del Re Vittorio Emanuele II, in vista della preparazione della Terza guerra di indipendenza, ebbe l’incarico di predisporre la rivolta nella sua patria ancora in mano asburgica, l’Ungheria; la sconfitta austriaca del 1866 indusse l’Imperatore Francesco Giuseppe I ad elargire una costituzione parzialmente liberale e una certa autonomia all’antico Regno d’Ungheria, al punto che il compromesso che ne seguì, noto come “Ausgleich”, fra l’Austria e l’Ungheria modificò lo stesso nome dello Stato asburgico, giacché si passò da “Impero asburgico” a “Impero austro-ungarico”, anche se in realtà cuore e cervello imperiali continuarono a rimanere fondamentalmente a Vienna.
••• Inevitabilmente, nel nuovo contesto politico-istituzionale si venne ad aprire una nuova fase per gli stessi esuli e fuoriusciti ungheresi, e in particolare per Turr, che da quel momento e per gli anni successivi assunse nuovi e importanti ruoli politici, sostenendo, tra le altre cose, lo sviluppo socio-economico della sua antica patria, l’Ungheria, così come quello della nuova, l’Italia.
••• In definitiva, un personaggio forse meno importante rispetto ad altri a lui contemporanei, eppure suggestivo e perfino seducente sotto certi aspetti, in quanto difficilmente etichettabile, estremamente complesso per cultura e nazionalità – ungherese di nascita, italiano d’adozione e francese per parentele acquisite – e talvolta contraddittorio nelle sue scelte, ma sempre accompagnato da una idea madre che ha sostanzialmente contraddistinto tutta la sua vita, ovvero la libertà e l’autonomia dei popoli, come ben avvalorato da una sua celebre citazione rilasciata nei primi anni del XX secolo:
••••• “Io propugno la Pace, ma non quella ad ogni costo. Chiedo il disarmo parziale, ma a patto che un Tribunale d’arbitrato salvaguardi, con l’autorità dovuta, il diritto dei Popoli contro l’arbitrio dei Potenti. . . .  I Popoli devono conservare almeno la libertà di poter pregare il loro Dio, di cantare e di giurare nella loro lingua materna.”
Bibliografia
••• Pasquale Fornaro, “Istvan Turr. Una biografia politica”, Rubettino, Soveria Mannelli, 2004