Generalità
••• In termini generali il fuoriuscitismo è il fenomeno per il quale gli oppositori di un regime o semplicemente di un governo si vedono costretti a trasferirsi all’estero, dove, comunque, continuano la loro attività politica di opposizione, il più delle volte alla luce del sole.
••• Più in particolare, con il termine fuoriuscitismo si intende l’esilio degli antifascisti italiani, costretti a riparare principalmente in Francia, tra il 1926 e il 1943. Subito dopo l’Avventino e l’emanazione delle cosiddette “Leggi eccezionali”, gran parte dei dirigenti dei partiti italiani furono costretti ad emigrare a Parigi, così da quel momento furono denominati “fuoriusciti” dalla stampa fiancheggiatrice del regime fascista pur di non attribuire loro il nome più nobile e ben più adeguato di esuli. Negli anni, dopo molte divisioni all’interno dello stesso movimento, e dopo aver istituito la Lega italiana dei diritti dell’uomo (Lidu), sempre in Francia i fuoriusciti costituirono l‘organizzazione liberaldemocratica Concentrazione antifascista italiana, della quale furono principali animatori i membri di Giustizia e libertà, rendendosi protagonisti di iniziative indubbiamente apprezzabili da un punto di vista sociale e politico – e talvolta non del tutto esenti da rischio personale, come nel caso dell’assassinio dei fratelli Carlo e Nello Rosselli -, ma che, nel concreto, non ebbero la forza di mettere a rischio il regime di Mussolini; in effetti, solo con la caduta del fascismo e con l’armistizio dell’8 settembre 1943 gli antifascisti italiani poterono riprendere la lotta e la resistenza al nazifascismo per un’Italia finalmente libera e democratica.
Bibliografia
••• Roberto Battaglia, “storia della resistenza italiana”, Einaudi, Torino, 1964
••• Giorgio Bocca, “Storia dell’Italia partigiana”, Laterza, Bari, 1967