Generalità
••• Cagliari 1523 circa † Toledo 4 giugno 1571.
••• Giurista e intellettuale, Sigismondo Arquer è probabilmente una delle figure più interessanti della storia della Sardegna, perlomeno del periodo in cui l’isola era direttamente o meno sotto il giogo della monarchia spagnola. Nato in una famiglia di nobile lignaggio – come dimostrato dal fatto che il padre, Giovanni Antonio, aveva ricoperto per molto tempo la prestigiosa carica di Avvocato fiscale del Regno -, Arquer si laurea giovanissimo “in utroque iure” – vale a dire in diritto civile e in diritto canonico – a Pisa e poi in teologia a Siena, divenendo già nel 1553 Procuratore generale del Regno di Sardegna, a quel tempo facente parte dell’Impero di Spagna, manifestando già allora un carattere burbero, severo e intransigente, e da qui la malevolenza di molte famiglie nobiliari del suo tempo, come per esempio quella feudataria degli Aymerich, che mal sopportavano la sua inflessibilità e dirittura morale, poiché, forse per la prima volta, si erano ritrovati un funzionario pubblico capace di porre un freno alle loro reiterate angherie. Ben presto le consorterie nobiliari – come avevano già fatto qualche anno prima con il padre, accusato falsamente prima di concussione e poi di complicità con il viceré Antonio de Cardona in negromanzia – lo accusarono di aver sottratto dei fondi pubblici per puri scopi personali; venuta meno quest’accusa, i suoi avversari, desiderosi di sbarazzarsi di qualunque oppositore, lo incolparono di eresia, per aver avuto relazioni intellettuali negli anni trascorsi in Toscana con alcuni ultramontani e per aver collaborato con il noto geografo luerano, e ex francescano, Sebastian Munster nella stesura di una nuova pubblicazione della “Cosmographia Universalis”, redigendo un saggio sulla Sardegna, “Sardiniae brevis historia et descriptio”, a cui l’Arquer allegò altresì una carta geografica dell’isola e una veduta panoramica della città di Cagliari, oltre che di idee per quel tempo eccessivamente riformiste e democratiche.
••• Il saggio sulla Sardegna assicurò all’Arquer allo stesso tempo notorietà e sorte avversa. Se da un lato, infatti, “Sardiniae brevis historia et descriptio” può verosimilmente considerarsi come il primo lavoro scientifico in merito alle peculiarità etniche, culturali e fisiche dell’isola, dall’altro, però, le critiche in esso contenute circa la dissolutezza e la corruzione del clero e le sopraffazioni perpetrate dai ministri del Tribunale dell’Inquisizione gli furono alla fine fatali; accusato nuovamente dalla famiglia Aymerich di eresia, e oramai orfano anche del sostegno dagli amministratori spagnoli, un tempo solidali, l’Arquer nel 1563 venne arrestato e rinchiuso presso il carcere di Toledo. Sotto l’accusa d’aver intrattenuto rapporti con numerosi luterani e d’avere divulgato in Sardegna e in Spagna posizioni riconosciute ufficialmente come ereticali, Arquer scrisse un lungo memoriale in cui erano indicati con precisione i motivi di avversione che avrebbero indotto (pregiudizialmente) i suoi antichi avversari a testimoniare a suo carico; dopo essersi rivolto inutilmente al Gran Consiglio di Spagna e dopo un tentativo rimasto vano di sottrarsi, fuggendo dal penitenziario, a un giudizio che riteneva inficiato di molti pregiudizi, Arquer resistette coraggiosamente alle torture fisiche e psicologiche, non venendo mai meno alle sue convinzioni morali, e neanche quando venne condotto, in Plaza de Zocodover a Toledo, la sera del 4 giugno 1571 per essere giustiziato al rogo.
Bibliografia
••• Giulio Angioni, “Le fiamme di Toledo”, Sellerio Editore, Palermo, 2006