Generalità
••• Firenze 1255 circa † Firenze 26 febbraio 1324.
••• Uomo politico e storico italiano, nato da una famiglia guelfa tra le più influenti all’interno dell’Arte di Por Santa Maria, trasformatosi in seguito in Arte della seta, e dunque facente parte del cosiddetto “popolo grasso”, cioè la ricca borghesia, dedicò la gran parte della sua vita all’attività politica, ponendosi sempre al servizio della sua amata città e ricoprendo i massimi incarichi magistraturali e amministrativi, quantunque per pochi anni.
••• Nonostante la sua origine sociale elevata, Compagni si schierò contro i magnati e a favore del “popolo magro” e della loro nuova guida, Giano della Bella, assumendo al tempo la carica di gonfaloniere di giustizia. Venuta meno la breve, ma intensa, stagione di Giano della Bella, Compagni nel 1295 si ritirò per alcuni anni dalla politica attiva, per farvi rientro nel 1300-1301, in appoggio alla fazione popolare dei Bianchi contro quella dei Neri, e cercando di promuovere posizioni politiche le più possibili moderate e equilibrate – come per esempio quella di favorire l’allontanamento, benché temporaneo, dei capi delle due fazioni in lotta da tempo con lo scopo di siglare una pacificazione per amore della città -, ma, una volta sconfitti i Bianchi (1301), Compagni si vide di fatto costretto a ritirarsi in via defintiva dalla vita politica e sociale, deluso e amareggiato.
••• Negli anni del forzato ritiro, Compagni scrisse l’opera per la quale secondo molti studiosi, come ad esempio Natalino Sapegno, è da considerare come il più importante storico medievale, la “Cronica delle cose occorrenti ne’ tempi suoi”, nella quale l’intellettuale fiorentino racconta gli avvenimenti caratterizzanti la sua città dal 1280 al 1312: dalla scissione del partito guelfo tra la fazione dei Bianchi e quella dei Neri, all’egemonia prima e alla rovina poi dei Bianchi e agli avvenimenti che coinvolsero, sempre in quegli anni, il suo concittadino più illustre, e cioè Dante Alighieri. Nella “Cronica”, divisa in tre libri, Dino Compagni si distacca dalla tradizione storiografica medievale secondo la quale era necessario seguire schemi generali e universali; egli, infatti, si concentra su eventi e fatti precisi, circoscritti a una certa fase e, soprattutto, vissuti in prima persona, volendo in effetti testimoniare solamente “il vero delle cose certe”, cioè rifacendosi esclusivamente a quanto ha direttamente visto o a quanto gli è stato narrato, ma soltanto da persone di comprovata integrità. L’opera si caratterizza per la passione civile, per il continuo tentativo di coniugare il semplice racconto dei fatti e la sua riflessione morale; e tutto ciò scandito e cadenzato, quasi come fosse un diario, da una analisi attenta e sdegnata dei personaggi protagonisti di quei fatti, dei suoi nemici e della loro malafede, e da qui quindi la sua sincera amarezza, propria di un uomo onesto come lui che, in un mondo di politicanti, vede distante la soluzione dei problemi che tormentano la sua patria, continuamente in balìa delle singole fazioni e dell’ignavia dei suoi connazionali.
Bibliografia
••• Isidoro Del Lungo, “Dino Compagni e la sua Cronica”, Le Monnier, Firenze, 1879-1887