Generalità
••• Provvedimento attraverso il quale nell’Atene del V secolo a.C veniva punito con l’esilio, seppur temporaneo (dieci anni), colui – solitamente un uomo politico o un generale – che avrebbe potuto rappresentare un pericolo per la vita democratica della città.
••• Spettava all’assemblea del popolo, cioè all’Ecclesia, pronunciarsi annualmente in relazione all’opportunità o meno di ricorrere all’ostracismo, che consisteva di norma in una votazione mediante la quale ogni cittadino ateniese aveva diritto di scrivere su dei cocci di terracotta, detti “ostraka” – e da qui, appunto, il nome ostracismo -, il nome del soggetto che desiderava fosse mandato in esilio.
••• Messo in risalto che la votazione aveva validità solo nel caso in cui avessero partecipato perlomeno 6000 cittadini, l’ostracismo aveva un significato politico, nel senso che la condanna non comportava in genere un’accusa penale, come dimostrato dal fatto che, per esempio, Aristide fu sottoposto ad ostracismo per la sua eccessiva buona reputazione che lo rendeva, ironia della sorte e prescindendo dalle sue reali intenzioni, un potenziale despota.
••• Secondo la tradizione, l’istituto dell’ostracismo venne introdotto da Clistene nel 510 a.C., anche se sembra più verosimile che la sua introduzione risalga a un paio di decenni prima, quando venne applicato nei confronti dell’arconte Ipparco di Carmo, seguito negli anni seguenti da altri eminenti personaggi dell’ambito politico e militare quali Santippo, il già citato Aristide, Temistocle e Cimone.
Bibliografia
••• Hermann Bengston, “Storia greca”, Il Mulino, Bologna, 1985

••• Detlef Lotze, “Storia greca. Dalle origini all’età ellenistica”, Il Mulino, Bologna, 2010