Generalità
••• Prassi attuata da alcuni pontefici in certi periodi della storia della Chiesa di Roma, consistente nell’avvantaggiare i propri familiari, e per l’appunto i nipoti, prescindendo del tutto dalle loro competenze tecniche.
••• Tale pratica prese inizio e forma a cavallo tra il XIII e il XIV secolo, ma raggiunse la sua massima espressione dal XV secolo fino alla seconda metà del XVII secolo, quando i pontefici, nonostante il loro voto di castità, crebbero i loro figli illegittimi come “nipoti”, concedendo loro ogni tipo di responsabilità o prebenda, o comunque più in generale le loro rispettive famiglie, come per esempio nel caso del Pontefice Callisto III che, facente parte della famiglia Borgia, nominò cardinali due suoi nipoti, uno dei quali, tra l’altro, successivamente divenne pontefice con il nome di Alessandro VI, il quale a sua volta elevò al cardinalato Alessandro Farnese, fratello di una sua amante, futuro Pontefice Paolo III, e così via.
••• Il nepotismo cominciò ad essere combattuto con la bolla “Admonet nos” emanata nel 1567 dal Pontefice Pio V, per essere poi definitivamente cassato dal Pontefice Innocenzo XII nel 1692 con la bolla “Romanum docet Pontificem”, che proibiva al pontefice di turno di concedere beni, incarichi o rendite a qualsiasi familiare e solamente un suo parente (tecnicamente qualificato) poteva essere nominato cardinale, anche se in realtà qualche occasionale caso di nepotismo venne registrato anche posteriormente all’anzidetta bolla.
Bibliografia
••• Massimo L. Salvadori, “Enciclopedia storica”, Zanichelli, BOlogna, 2000
••• Ernesto Buonaiuti, “Storia del cristianesimo”, Newton & Compton, Roma, 2002