Generalità
••• Dal francese “revanche”, cioè rivincita, il termine indica insieme un ideologia nazionalista e uno stato d’animo sviluppatisi in Francia nei confronti della Germania poco dopo l’umiliazione subìta e patita nella Guerra franco-prussiana del 1870-1871 e la conseguente forzata cessione dell’Alsazia e della Lorena.
••• Il desiderio di riscatto – ispiratore di una corposa produzione letteraria tesa a magnificare il sentimento patriottico e volto al recupero dei territori e del prestigio ormai venuti meno – venne strumentalmente sfruttato dalla destra politica e culturale francese, che in quegli anni lo legò a istanze politiche e sociali autoritarie, militariste e antisemitiche e che ebbero il loro sbocco scomposto, e sotto certi aspetti scontato, prima nella vicenda Boulanger e subito dopo nell’“Affaire Dreyfus” e che perdurarono fino alla vittoriosa Prima guerra mondiale (1914-1918), allorché, con la Conferenza di pace di Parigi del 1919-1920, la Francia di Georges Clemenceau riebbe l’Alsazia e la Lorena e riuscì ad imporre durissime riparazioni di guerra alla Germania.
••• Parimenti, posizioni espressamente revansciste si riversarono in Germania come rifiuto della disfatta bellica e delle pesanti condizioni di pace e dalle quali trasse spunto e nutrimento il movimento nazionalsocialista di Hitler, così come, ma in misura minore, in Italia, in merito alla “vittoria mutilata” di dannunziana memoria, e cioè alla situazione ritenuta insoddisfacente dagli ambienti nazionalistici circa i “compensi” ottenuti dal nostro paese dopo il suo apporto alla vittoria sugli Imperi centrali durante la Grande guerra, e che in questo caso rappresentò l’occasione storica per quel coacervo di sentimenti e di impulsi reazionari e antisocialisti che oramai già da tempo covavano nel substrato culturale italiano e che sfoceranno di lì a breve nella Marcia di Roma (28 ottobre 1922).
••• E ancora atteggiamenti revanscisti furono esplicitamente addossati all’ex Germania Ovest, nell’immediato secondo dopoguerra, da parte dell’ex Unione Sovietica e di quei paesi orientali rimasti ancora in possesso di regioni già facenti parte del Terzo Reich e solo con l’“Ostpolitik” – ovverosia la politica di normalizzazione tenacemente perseguita dal Cancelliere Willy Brandt nei confronti dei popoli orientali a quel tempo sotto il giogo sovietico – si vennero a dissipare le diffidenze, talora giustificate, verso la Germania.
••• Attualmente, il termine revanscismo viene utilizzato anche per designare la politica estera portata avanti da uno Stato nei confronti di un altro Stato, dal quale ritiene che sia stato fatto oggetto di una qualche ingiustizia e perciò ha ferma intenzione di rifarsi del presunto torto, solitamente per mezzo di azioni militari più che con lunghi negoziati diplomatici e sotto l’egida politica e giuridica dell’ONU.
Bibliografia
••• Zeev Sternhell, “Nè destra, nè sinistra. L’ideologia fascista in Francia”, Baldini&Castoldi Editore, Milano, 1997
••• “Storia contemporanea”, Donzelli Editore, Roma, 1998
••• Marc Ferro, “Storia della Francia. Da Vercingetorige a Chirac”, Bompiani Editore, Milano, 2003
••• August Heinrich Winkler, “Grande storia della Germania”, Donzelli Editore, Roma, 2004
••• Norberto Bobbio, Nicola Matteucci, Gianfranco Pasquino, “Il Dizionario di Politica”, UTET Editore, Torino, 2004