Generalità
••• Rivista letteraria, storica e filosofica italiana, tra le più prestigiosi del primo Novecento, fondata da Benedetto Croce il 1° novembre 1902 e diretta dallo stesso intellettuale abruzzese fino al 1944, seppur in cooperazione con Giovanni Gentile fino al 1923, con sede prima a Napoli e poi a Bari.
••• Il programma della rivista venne delineato dallo stesso Croce in appendice al suo saggio “Conversazioni critiche”, in cui si sottolinea che la rivista tratterà:
••••• “di libri italiani e stranieri, di filosofia, storia e letteratura, ma senza la pretesa di tenere il lettore al corrente di tutte le pubblicazioni sui vari argomenti, ma scegliendo soltanto alcune di quelle che abbiano, per argomento o per merito, maggiore interesse, e meglio si apprestino a feconde discussioni. La rivista sosterrà un dato ordine di idee, perché niente è più dannoso al sano svolgimento degli studi di quel malinteso sentimento di tolleranza, che è in fondo indifferenza e scetticismo.”
••• E sempre in riferimento all’indirizzo speculativo della rivista:
••••• “Il compilatore crede fermamente che uno dei maggiori progressi compiuti in Italia negli ultimi decenni sia stato l’essersi disciplinato il metodo della ricerca e della documentazione, perciò è un leale fautore di quello che si chiama metodo storico o filologico. Ma egli crede, con altrettanta fermezza, che tale metodo non basti a tutte le esigenze del pensiero e occorra pertanto promuovere un generale risveglio dello spirito filosofico e che, sotto questo aspetto, la critica, la storiografia, e la stessa filosofia, potranno trarre profitto da un ponderato ritorno ad alcune tradizioni di pensiero, che furono disgraziatamente interrotte dopo il compimento della rivoluzione italiana e nelle quali rifulgeva l’idea di sintesi spirituale, l’idea di humanitas.”
••• In definitiva, un programma ambizioso, al cui centro troneggiava il desiderio di rinnovare l’intera cultura letteraria, storica e filosofica del nostro paese, sulla base di un’impostazione neoidealistica, storicistica e antipositivistica del suo autorevole direttore, divenendo da allora, e per oltre quarant’anni, non soltanto il punto di riferimento di quella corrente intellettuale secondo la quale la storia dell’uomo e della società è la unica realtà percepibile e tangibile, che la sua cognizione è la vera conoscenza, che la storia è l’attuazione graduale della libertà e che le fasi storiche nelle quali il valore della libertà civile e morale sia stato sconfessato, come durante il fascismo, il nazismo e il comunismo, siano delle mere parentesi provvisorie, cioè dei gradini malevoli e inevitabili di quella realizzazione storica della libertà di cui sopra, ma anche il punto privilegiato di osservazione e di analisi di mezzo secolo di storia italiana, civile, etica, spirituale e culturale che fosse, e cioè dal positivismo naturalistico al futurismo, dal nazionalismo al decadentismo letterario, dalla Grande guerra del 1914-1918 al fascismo, allo scoppio della Seconda guerra mondiale e così via. In particolare, ne “La Critica”, Croce, dopo le prime iniziali simpatie per il fascismo, a partire dall’aprile del 1925 – quando replicò criticamente e pubblicamente ad un “Manifesto degli intellettuali del fascismo” scritto e redatto dal suo ex amico e collega Giovanni Gentile, attraverso un contro manifesto che magnificava invece le tradizioni liberali italiane – divenne con i suoi scritti un fiero avversario del regime, un suo oppositore civile e culturale, ma non impegnato nella costruzione di un vero e proprio movimento o partito politico di opposizione e di massa, e per questo tollerato, benché a fatica; a tal riguardo, in un numero della rivista mensile Croce scriveva:
••••• “. . . . per chi abbia un senso delle connessioni storiche, l’origine del fascismo si ritrova nel pensiero futurista: in quella risolutezza a scendere in piazza, a imporre il proprio sentire, a turare la bocca ai dissidenti, a non temere tumulti e parapiglia, in quella sete del nuovismo, in quell’ardore a rompere ogni tradizione, in quella esaltazione della giovinezza, che fu propria del futurismo. . . . Marciare contro di me? E perché? Avverto, comunque, quei bravi giovani che si tratterebbe di perseguitarmi non a Roma, ma al polo della Logica, dove io mi sono alquanto acclimatato, ma essi, temo, morirebbero di gelo. . . .”
••• Nel 1944 “La Critica” cessò le pubblicazioni, salutando i suoi lettori con un bilancio finale del lavoro svolto:
••••• “La rivista attinge con il 1944 il suo quarantaduesimo anno. Grande spazio di tempo cui ripenso senza meraviglia e con un tacito atto di ringraziamento verso la buona sorte, che mi ha concesso di lavorare senza intermissioni per quarantadue anni ad un’opera alla quale mi accinsi nella piena virilità, a trentasei anni; ma che altresì con qualche meraviglia sarà forse riguardata nell’aneddotica delle pubblicazioni periodiche, perché una rivista, configurata solo da un sistema di concetti e scritta, se non esclusivamente in massima parte da un solo uomo, la quale duri tanto tempo, non ha, per quel che io ricordi, alcun riscontro. Rimangono bensì memorande alcune riviste programmatiche1, di filosofia, di storia, di letteratura, dovute a una persona sola o ad un piccolo gruppo stretto da comuni convincimenti e propositi, ma esse tutte consumarono con vorace fiammata, in un anno o poco oltre, la loro vita. . . .”
Notes
••• 1. Tra queste riviste, in Italia “La Frusta letteraria”, “Il Caffè” e “Il Conciliatore, in Germania “Kritisches Journal für Philosophie” di Hegel e Schelling.
Bibliografia
••• Valerio Castronovo, Nicola Tranfaglia, “Storia della stampa italiana”, Laterza, Bari, 1976
••• Giuseppe Galasso, “Croce e lo spirito del suo tempo”, Il Saggiatore, Milano, 1990
••• Massimo L. Salvadori, “Enciclopedia storica”, Zanichelli, Bologna, 2000
Link
••• http://www.fondazionebenedettocroce.it/