Generalità
••• Politica ecclesiastica posta in essere dall’Imperatore del Sacro Romano Impero Giuseppe II dal 1780 al 1790, di indirizzo dichiaratamente giurisdizionalistico, volta, cioè, a ridimensionare l’influenza della Chiesa cattolica nell’Impero asburgico, in base al principio della superiorità delle istituzioni politiche su quelle ecclesiastiche.
••• Desideroso di creare uno Stato unitario, Giuseppe II operò una riforma radicale dei rapporti tra Stato e Chiesa attraverso una serie di provvedimenti che prevedevano tra le altre cose:
••••• la concentrazione nelle mani dello Stato centrale delle competenze in materia di gestione del clero nazionale, limitandolo in termini numerici, ma soprattutto sottraendolo al controllo e alla tutela del Papato di Roma e dei nunzi apostolici;
••••• l’estensione del placet imperiale e governativo su tutti gli atti e gli indirizzi provenienti direttamente dalla curia romana;
••••• la drastica riduzione – o addirittura la soppressione – degli ordini religiosi e dei conventi;
••••• la creazione di seminari statali per istruire il clero e di collegi universitari, come quello di Cairoli a Pavia;
••••• il diritto e il dovere per lo Stato di nominare gli insegnanti, di favorire alcune discipline (storia, diritto, patristica) anziché altre (teologia);
••••• la fine di ogni discriminazione nei confronti degli ortodossi, dei protestanti e degli ebrei; a tal fine, venne emesso nel 1781 l’editto noto come “Patente di tolleranza”, attraverso il quale veniva estesa la piena libertà religiosa a tutti quei popoli di confessione non cattolica residenti nei territori posti sotto giurisdizione asburgica, e quindi luterani, calvinisti e ortodossi;
••••• l’abolizione dei privilegi e delle immunità della Chiesa, innanzitutto del foro ecclesiastico, ovvero del tribunale che sottraeva al giudizio dello Stato le persone facenti parte della Chiesa, così come quelle persone che, macchiatesi di qualsiasi misfatto, avessero chiesto protezione presso chiese, conventi e monasteri;
••••• l’interruzione – per quanto possibile – dei rapporti tra i vescovi e il Pontefice;
••••• l’introduzione del matrimonio civile;
••••• la modifica di alcuni aspetti formali della liturgia, come la durata temporale della predica, il numero di candele e degli altari per chiesa, la limitazione del vaso (turibolo) in cui si brucia l’incenso, lo zolfo o altre essenze profumate durante una funzione liturgica;
••••• il riordino finanziario del clero, nel senso che, attraverso la confisca di istituzioni e beni facenti parte del patrimonio ecclesiastico ma mal utilizzati e la chiusura dei conventi ascetici, si venne a costituire un fondo statale per il culto da distribuire equamente secondo necessità, con il quale si finanziò la costruzione di nuovi ospedali, ospizi, centri di assistenza caritativa, come pure nuove diocesi e parrocchie – innanzitutto nelle campagne, un tempo abbandonate, prive cioè di assistenza spirituale -, e si provvide all’avanzamento salariale dello stesso clero, come ben comprovato da una citazione del vescovo di Cremona, Geremia Bonomelli, il quale parlava del giuseppinismo in questi termini: “Erano protezioni che imponevano catene d’oro; catene d’oro, è vero, ma erano pur sempre catene.”
••• Giuseppe II, recuperando diverse misure già attuate da sua madre, Maria Teresa d’Austria, e mettendo in pratica aspetti propri e tipici di quel sistema, insieme politico e ecclesiastico, detto “febronianesimo” – in base ai quali veniva immaginata un’organizzazione ecclesiastica incardinata sulla sconfessione della costituzione monarchica della Chiesa cattolica di Roma, che avrebbe dovuto facilitare una possibile pacificazione tra le differenti posizioni espresse dal cristianesimo (cattoliche, protestanti), secondo una visione strategico-teorica conciliarista –, in pochi anni dette struttura ad una Chiesa nazionale conforme ai principi dell’Illuminismo e non curandosi troppo di certi effetti politici destabilizzanti per la stessa monarchia imperiale, visto che smosse equilibri da tempo consolidati e sui quali si era retta la stessa monarchia, né tanto meno del dissenso espresso a più riprese dal Pontefice Pio VI, il quale nel 1782 andò perfino a Vienna nel tentativo, risultato vano, di calmierare le riforme ormai già in cantiere dell’Imperatore Giuseppe II.
Bibliografia
••• Maurilio Guasco, “Storia del Clero”, Laterza Editore, Bari, 1997
••• Ernesto Buonaiuti, “Storia del cristianesimo”, Newton & Compton Editore, Roma, 2002
••• “La storia”, UTET Editore, Torino, 2007; De Agostini Editore, Novara, 2007; Mondadori Editore, Milano, 2007