Generalità
••• Definizione coniata per designare il programma di rivalutazione della moneta italiana (lira) volto a raggiungere il cambio di 90 lire per una sterlina e annunciato nel corso di un discorso svolto il 18 agosto 1926 a Pesaro da Benito Mussolini, il quale dichiarava che:
••• “La nostra lira, che rappresenta il simbolo della Nazione, il segno della nostra ricchezza, come il frutto delle nostre fatiche, dei nostri sforzi, dei nostri sacrifici, delle nostre lacrime e del nostro sangue, va difesa e sarà difesa.”
••• Dal 1922 al 1925 il fascismo aveva adottato una politica economica liberista, che all’inizio aveva anche prodotto dei buoni risultati, e tuttavia alcuni fattori economici – come ad esempio quello del volume delle esportazioni, nettamente eccedente rispetto a quello delle importazioni delle materie prime, di cui l’Italia era carente – avevano causato un forte aumento dei prezzi, con un conseguente e allarmante processo inflazionistico, a danno innanzitutto dei redditi fissi. La rivalutazione della lira, incorsa negli anni immediatamente precedenti a numerosi scivoloni presso i mercati internazionali, divenne imprescindibile soprattutto all’inizio del 1925, a seguito della decisione della Gran Bretagna di ritornare alla parità fissa della sua moneta con l’oro, costringendo pertanto gli altri paesi europei concorrenti ad avviare delle politiche economiche incentrate sulla deflazione, vale a dire su una riduzione generalizzata dei prezzi in modo tale da aumentare il potere d’acquisto della moneta.
••• Al momento del discorso pronunciato da Mussolini, il cambio era pari a 153 lire rispetto alla moneta britannica, cosicché “Quota 90’” – cioè 90 lire per una sterlina – divenne l’obiettivo fondamentale e qualificante del regime fascista, da conseguire attraverso delle rigide misure economiche e monetarie, come per esempio il consolidamento dei titoli di Stato e la riduzione di prezzi e salari, causando ineluttabilmente la costrizione del denaro circolante che provocò una ulteriore stagnazione dell’economia, la crisi delle imprese produttrici dei beni di consumo. In effetti, molti economisti hanno sottolineato che, individuando un rapporto di cambio più alto tra lira e sterlina, verosimilmente l’economia nostrana alla lunga ne avrebbe tratto beneficio; tuttavia, la visione troppo nazionalista e la presunzione del regime erano volti al consenso e all’apparire piuttosto che all’essere, con il risultato che a metà degli anni 30’ la situazione economica e sociale era perfino peggiorata, con l’adozione dell’autarchia – che fu la risposta adottata dal regime fascista a seguito della condanna deliberata dalla Società delle Nazioni subito dopo la Guerra d’Etiopia del 1935-1936 -, e la fuoriuscita dell’Italia dal ristretto novero delle economie occidentali.
Bibliografia
••• Massimo L. Salvadori, “Enciclopedia storica”, Zanichelli, Bologna, 2000
••• Raffaele Romanelli, “Storia dello Stato italiano”, Donzelli Editore, Roma, 2001
••• “La storia”, UTET, Torino, 2007; De Agostini, Novara, 2007; Mondadori, Milano, 2007