Introduzione
••• Loreto Aprutino 25 luglio 1888 † Roma 9 gennaio 1969.
••• Figlio di un’antica famiglia nobiliare abruzzese, economista di riconosciuto valore, Acerbo partecipò alla Prima guerra mondiale come interventista e volontario, guadagnandosi finanche tre medaglie d’argento al valor militare e congedandosi con il grado di capitano.
••• All’indomani della Grande Guerra, Acerbo si avviò alla carriera universitaria e soprattutto iniziò a dedicarsi con sempre maggior passione alla politica, promuovendo a Teramo e a Chieti l’Associazione dei combattenti, che dopo le elezioni parlamentari del 1919 si venne a staccare dall’Associazione nazionale per istituire il Fascio di combattimento provinciale, divenendo così il leader del movimento fascista abruzzese.
••• Dopo l’elezione a deputato con il blocco nazionale conservatore, assunse il ruolo di guida dell’ala più moderata del movimento fascista, contrastandone gli eccessi squadristi, al punto che durante la Marcia su Roma (28 ottobre 1922), su diretta e precisa richiesta del Presidente della Camera dei Deputati, e futuro (provvisorio) Presidente della Repubblica, Enrico De Nicola, tenne i contatti con il Quirinale, al tempo sede reale, nel timore, più che fondato, di tensioni e azioni violente da parte dei manifestanti fascisti, e accompagnò poi Benito Mussolini a ricevere dal Re Vittorio Emanuele III l’incarico di formare il nuovo governo, nell’ambito del quale Acerbo ricevette il Sottosegretariato alla Presidenza del Consiglio.
Legge elettorale e leggi razziali
••• Come noto, Giacomo Acerbo legò il suo nome alla riforma elettorale maggioritaria del 1923, in base alla quale si tennero le elezioni dell’anno successivo, e che prevedeva, per il listone che avesse ottenuto la maggioranza relativa con almeno il 25% dei voti, ben il 65% dei seggi alla Camera dei Deputati.
••• Messo da parte temporaneamente in quanto coinvolto, seppure di riflesso, nelle inchieste sul “Delitto Giacomo Matteotti”, Acerbo riprese la sua attività politico-istituzionale, prima come Vicepresidente della Camera dei Deputati e poi, dal 1929 al 1935, come Ministro dell’Agricoltura e delle Foreste, contribuendo in maniera significativa ai progetti di bonifica dell’Agro pontino e all’autosufficienza cerealicola, avviandosi inoltre verso una prestigiosa carriera universitaria, come Professore di materie agricole e economiche e come Presidente e membro di importanti istituti accademici e culturali quali per esempio la Facoltà di Economia e Commercio a Roma, l’Accademia dei Georgofili, l’Accademia Filarmonica Reale Romana e l’Istituto internazionale dell’agricoltura.
••• Oltre ad aver legato il suo nome alla sopraccitata legge elettorale, Giacomo Acerbo è noto anche per aver fatto il relatore del DDL (disegno di legge) per la trasformazione della Camera dei Deputati in “Camera dei Fasci e delle Corporazioni”, così come per il fatto di essere stato, in occasione del famigerato Gran Consiglio del Fascismo datato 6 ottobre 1938, uno dei pochi, insieme ad Italo Balbo e Galeazzo Ciano, ad aver assunto una posizione politica relativamente più critica circa le leggi razziali1; una posizione che troverà una sua conferma anche due anni dopo in un libro intitolato “I fondamenti della dottrina fascista della razza”, dove Acerbo respinse la fondatezza di un razzismo biologico per ripiegare su un nazionalismo per così dire più europeo, meno estremista e propagandistico, di tipo storico e spiritualistico. D’altronde, come altri esponenti del Partito Nazionale Fascista, Acerbo manifestò alcuni dubbi in merito all’alleanza strategica con il nazismo, il che lo pose sempre di più, e soprattutto dopo il 1938, in opposizione con gli esponenti più dichiaratamente razzisti e antisemiti come il giornalista Telesio Interlandi, che, direttore del quotidiano fascista romano, “Il Tevere”, decise di divulgare il 24 settembre 1938 una lettera anonima in cui Acerbo veniva definito come “il più autentico dei marrani”.
••• Arruolatosi come volontario durante la Seconda guerra mondiale, combatté sui fronti alpino e balcanico con il grado di colonnello, distinguendosi finanche in quell’occasione per l’audacia e la temerarietà; e tuttavia, con il trascorrere degli anni Acerbo si rese conto dell’irrazionalità e della drammatica situazione in cui si era venuta a trovare l’Italia fascista, al punto che votò il 25 luglio 1943 l’ordine del giorno presentato da Dino Grandi che di fatto esautorava Mussolini e restituiva il comando delle Forze Armate al Re Vittorio Emanuele III, e da qui la successiva condanna a morte in contumacia da parte del Tribunale fascista di Verona nel novembre 1944, dalla quale riuscì a sottrarsi rifugiandosi presso le montagne del suo paese natale.
••• Catturato e arrestato dagli Alleati durante il governo guidato da Ivanoe Bonomi (1944-1945), Acerbo venne condannato a 30 anni per “atti rilevanti”, per essere poi amnistiato nel 1947 e riabilitato nel 1951, venendo riammesso anche all’insegnamento universitario – al punto che venne decorato nel 1962 dal Presidente della Repubblica Antonio Segni con la medaglia d’oro per i benemeriti della scuola, della cultura e dell’arte -, e pertanto al diritto di voto passivo, candidandosi, senza successo, alle elezioni politiche del 1953 e 1958 con il Partito Monarchico.
Opere principali
••• Acerbo è stato autore di numerose pubblicazioni concernenti la sua attività accademica e politica, e tra queste le più significative sono probabilmente le seguenti:
••••• “Storia e ordinamento del credito agrario nei diversi paesi” (1929);
••••• “Le riforme agrarie del dopoguerra in Europa” (1931);
••••• “La cooperazione agraria in Italia” (1932);
••••• “L’agricoltura e l’economia nazionale” (1933);
••••• “L’economia dei cereali nell’Italia e nel mondo” (1934);
••••• “I fondamenti della dottrina fascista della razza” (1940);
••••• “I cereali, studio storico-economico” (1954).
Notes
••• 1. Ne “I fondamenti della dottrina fascista della razza” Acerbo scriveva criticamente riguardo al mito ariano: “grosso granchio etnico-linguistico ariano a dogma della letteratura romantico-apologetica del secolo passato, che il progresso delle scienze ha relegato da almeno trenta anni tra le cianfrusaglie della cultura dilettantesca”.
Bibliografia
••• Antonio Parisella, “Dizionario biografico degli italiani”, Istituto dell’enciclopedia italiana, Roma, 1988
••• “Storia contemporanea”, Donzelli Editore, Roma, 1999
••• Massimo L. Salvadori, “Enciclopedia storica”, Zanichelli Editore, Bologna, 2000
••• “La storia”, UTET Editore, Torino, 2007; De Agostini Editore, Novara, 2007; Mondadori Editore, Milano, 2007
Link
••• http://storia.camera.it/#nav