Introduzione
••• Rieti 116 a.C. † Roma 27 a.C.
••• Tra i più fecondi intellettuali della storia latina romana, nato in una famiglia di nobili origini e di proprietari terrieri, Marco Terenzio Varrone fu educato secondo i canoni propri del tempo, quelli della disciplina e della severità, con importanti maestri quali Lucio Elio Stilone Preconino, che gli fece conoscere il valore della grammatica e della dialettica, e Lucio Accio, linguista e filologo, al quale Varrone dedicò la sua prima opera grammaticale “De antiquitate litterarum”. La sua rilevanza storiografica e letteraria è ragguardevole, non soltanto per la mole di lavoro compiuto fino a tarda età con precisione e meticolosità, ma anche per la passione patriottica e lo spirito morale infusi, suscitando l’ammirazione di gran parte del mondo intellettuale romano.
••• Come molti altri romani agiati, Varrone compì un viaggio educativo e formativo in Grecia, dove assistette ad alcuni incontri di pensatori come Filone di Larissa e Antioco di Ascalona, dai quali desunse un atteggiamento dottrinale e speculativo facente riferimento all’eclettismo, ovverosia a quella filosofia che individua e sceglie da diverse scuole di pensiero tutto ciò che tendenzialmente appare più affine e cerca di armonizzarlo in una nuova sintesi teorica.
••• Fin da giovane si interessò attivamente alla res publica, avvicinandosi quasi naturalmente alla fazione politica conservatrice denominata degli “ottimati”, percorrendo tutte le prime tappe del cursus honorum nelle diverse province romane, sotto l’ala protettrice di Gneo Pompeo, ricoprendo responsabilità rilevanti, come quello di proquestore in Spagna dal 76 a.C. al 72 a.C., e facendo fronte alle incursioni piratesche difendendo l’area marittima compresa tra la Sicilia e l’isola greca di Delo.
••• Allo scoppio della guerra civile nel 49 a.C., quando Giulio Cesare oltrepassò il Rubicone e invase l’Italia, Varrone fu pretore in Spagna per conto di Pompeo, ma, dopo la morte di questi, si approssimò a Giulio Cesare, che ne apprezzava lo spessore intellettuale al punto di affidargli la costituzione di due biblioteche inerenti testi sia latini che greci.
••• Dopo le Idi di Marzo (15 marzo 44 a.C.), Varrone subì la confisca dei propri possedimenti, perse una buona parte delle sue opere e soprattutto venne messo all’indice da Marco Antonio e da Ottaviano Augusto, al quale ultimo, però, negli anni successivi si avvicino gradualmente, tanto da dedicargli un’opera, il “De gente populi romani”, volto a celebrare Gaio Giulio Cesare, padre adottivo del primo imperatore romano,
Opere
••• Come rilevato in precedenza, l’opera intellettuale1 di Varrone fu immensa, forse senza pari nella storia dell’antica Roma in termini qualitativi e quantitativi, anche se della sua produzione (74 opere per un totale di oltre 600 libri) è giunto poco, poiché delle sue opere principali solo quella consacrata all’agricoltura – “De re rustica”, in cui Varrone fa l’elogio del mondo rurale in tutte le sue più disparate forme, dal ruolo sociale e economico al piacere contemplativo, esibendo ai coevi, così come ai posteri, una conoscenza delle dinamiche agresti sorprendente, relativamente all’amministrazione delle proprietà fondiarie, all’allevamento di buoi e di cavalli e alla tratta degli animali allevabili nei piccoli campi come nelle grandi “villae”, e tutto ciò intervallato da continui suggerimenti sui metodi più proficui per ottimizzare le rese dei fondi, con uno sguardo nostalgico verso i tempi andati quando l’agricoltura costituiva il fondamento morale e valoriale della civitas romana, il “mos maiorum” per eccellenza -, mentre ci rimane solo una piccola parte – 6 libri, per di più non integri, su un totale di 25 – dell’opera denominata “De lingua latina”, in cui vengono trattate le sue teorie grammaticali e linguistiche, oltre ad alcune tematiche di carattere politico. E ancora, della sua infinita attività intellettuale si segnalano le “Saturae Menippeae”, un’opera in 150 libri, in prosa e versi, di cui tuttavia rimangono circa 600 frammenti, nei quali Varrone adopera spesso lo strumento della satira per segnalare e esprimere tutta la sua disapprovazione per i costumi del tempo in contrasto con l’operosità e la semplicità del passato; le “Imagines”, opera in 15 libri comprendente circa 700 ritratti di personaggi sia romani che stranieri, accompagnati ciascuno da un panegirico e da un sintetico riassunto della vita; e poi le opere teatrali – dedicate principalmente a Plauto -, le opere inerenti la storia nazionale, la vita umana e divina, le arti liberali. . . .
Notes
••• 1. In una buona parte l’attività di Marco Terenzio Varrone ci è nota in quanto ripresa e classificata, seppur parzialmente, da altri autori, a lui contemporanei o successivi – letterati, pensatori o religiosi che fossero – come Quintiliano, Tertulliano, San Gerolamo, Sant’Agostino.
Bibliografia
••• Benedetto Riposati, “Storia della letteratura latina”, Milano-Roma-Napoli-Città di Castello, Società Editrice Dante Alighieri, 1965