Generalità
••• Uno dei ceti giuridici e sociali in cui era divisa la Francia prima della Rivoluzione del 1789, Di origine medievale e ereditato dall’Ancien Régime, veniva denominato in questo modo perché in ordine di importanza veniva dopo la nobiltà e il clero, pur essendo, in termini numerici, nettamente prevalente rispetto agli altri due, dacché comprendeva gli strati sociali popolari, all’incirca 24-25 milioni di persone, rispetto alle ben poche centinaia di migliaia di individui fra la nobiltà e il clero; ne facevano parte, infatti, gli esponenti della borghesia delle professioni, del commercio e dell’artigianato, contadini, operai e subordinati in genere. Insomma, il 98% della popolazione francese di quel periodo, e l’unica parte che, oltre a tutto, pagava le tasse, dato che gli esponenti della nobiltà e del clero ne erano esenti, oltre a poter contare sugli antichi privilegi medievali di ordine giuridico. Pertanto, alla vigilia della Rivoluzione francese, era profonda e radicata su vasta scala l’insoddisfazione economica e sociale del Terzo Stato, come si può constatare dalle pagine del celebre pamphlet “Che cosa è il Terzo Stato?” (1789), scritto dell’abate e futuro politico Emmanuel Joseph Sieyès, il quale scriveva:
••••• “Che cosa è il Terzo Stato? Tutto. Che cosa è stato finora nell’ordinamento politico? Nulla.
Che cosa chiede? Chiede di essere qualcosa.”
••• Nell’assemblea degli Stati Generali, convocati qualche mese prima della Rivoluzione dell’89, su iniziativa del Direttore delle finanze Jacques Necker, il Terzo Stato disponeva di 550 eletti sul totale di 1000 rappresentanti, e tuttavia il voto non avveniva “per testa”, ma “per ceto”, con la conseguenza che l’alleanza politica tra la nobiltà e il clero, pur essendo minoritaria, risultava sempre vincente; e da qui il contrasto – principalmene con il clero, che si opponeva ad un nuovo e democratico metodo di voto assembleare – e la successiva presa di coscienza dei diritti politico-civili da parte dei membri del Terzo Stato, i quali, sostenuti da una vigorosa campagna di stampa e finanche da alcuni rappresentanti degli altri due ordini, si costituirono in Assemblea nazionale che il 9 luglio del 1789 si proclamò “istituente e costituente” e che, riconosciuta ufficialmente poco tempo dopo anche dalla nobiltà e dal clero, schiuderà le porte alla Rivoluzione del 14 luglio 1789, sancendo la fine della società francese divisa per ceti e facendo così del Terzo Stato “il rappresentante dell’intera nazione”.
Bibliografia
••• Massimo L. Salvadori, “Enciclopedia storica”, Zanichelli Editore, Bologna, 2000
••• Albert Soboul, “Storia della Rivoluzione francese”, Rizzoli Editore, Milano, 2001
••• Georges Duby, “Storia della Francia”, Bompiani Editore, Milano, 2001
••• “La storia”, UTET Editore, Torino, 2007; De Agostini Editore, Novara, 2007; Mondadori Editore, Milano, 2007