Generalità
••• Onere di versare alla Chiesa la decima parte del raccolto e del lavoro umano, giacché consacrati a Dio, secondo una tradizione diffusa nell’Europa cristiana dopo l’Alto Medioevo e incentrata sulla consuetudine ebraica di garantire agli addetti del culto, ovverosia ai sacerdoti, la decima parte dei frutti.
••• All’origine del cristianesimo la decima aveva natura volontaria, e tuttavia dal VI secolo, dopo i Concili di Tours (567) e di Maçon (583), ebbe una evoluzione strettamente coercitiva, soprattutto su richiesta delle chiese locali, fino a che Carlo Magno nel IX secolo non l’impose formalmente a tutti i sudditi dell’Impero, senza eccezione alcuna, divenendo da quel momento la principale entrata economica ecclesiastica, concernente innanzitutto i prodotti della terra, dell’allevamento e della pesca e talora i beni lasciati in eredità.
••• In principio, la decima venne ripartita tra la chiesa parrocchiale, gli indigenti e il clero, successivamente però si passò ad una divisione in quattro parti, dal momento che una di esse venne destinata al vescovo.
••• Assai contestata dalla Riforma luterana in quanto specchio del disfacimento etico e civile della Chiesa di Roma, ne venne confermata l’assoluta obbligatorietà, pena quindi la scomunica, da parte del Concilio di Trento (1545-1563), quantomeno fino alla Rivoluzione francese (1789), allorquando ebbe inizio una radicale soppressione di tutti i privilegi ecclesiastici in gran parte dell’Europa.
Bibliografia
••• Massimo L. Salvadori, “Enciclopedia storica”, Zanichelli Editore, Bologna, 2000
Link
••• http://www.pbmstoria.it/dizionari/storia_ant/d/d012.htm