Generalità
••• Organismi rappresentativi dei lavoratori dipendenti e operai, all’interno di una azienda. Teorizzati per la prima volta in Italia dal gruppo socialista – e poi comunista – raccolto intorno al settimanale “L’Ordine Nuovo” – che annoverava tra i massimi collaboratori Antonio Gramsci, Palmiro Togliatti, Angelo Tasca e Umberto Terracini -, sorsero nelle maggiori imprese italiane, come la FIAT, nel 1919, e cioè agli inizi del “Biennio rosso”, nel corso del quale si verificarono moti operai, occupazioni contadine, tumulti annonari e talvolta anche forme di autogestione. Tuttavia, la loro carica di entusiasmo e slancio politico si esaurì nello spazio di poco tempo, soprattutto per il fatto che, formati da delegati eletti da tutti i lavoratori italiani, iscritti o meno al sindacato, sul modello dei soviet russi, incontrarono sovente l’opposizione di una gran parte dei vertici della CGIL e del Partito Socialista Italiano, preoccupati di non perdere il controllo della rappresentanza operaia.
••• Violentemente soppressi nel ventennio mussoliniano, i consigli di fabbrica ripresero forza nell’“autunno caldo” sessantottino come organi di rappresentanza sindacale (e di pressione), aventi principalmente il compito di attuare una politica contrattuale il più possibile favorevole agli interessi della classe lavoratrice, e tuttavia il loro esaurimento non tardò a manifestarsi, come risultato dei contrasti sindacali, della crisi occupazionale e del terrorismo, perdendo così rappresentanza e influenza all’inizio degli anni ’80.
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••• http://www.pbmstoria.it/dizionari/storia_mod/c/c273.htm