Generalità
••• Figura, prima solo magistraturale e poi anche politica, propria e tipica dell’Italia medievale (XIII-XIV secolo), istituita per guidare il popolo riunito in associazioni di mestiere o di quartiere (gilde) e per bilanciare l’influenza e il ruolo delle famiglie nobili del tempo, esprimendo quindi gli interessi sociali e economici di quella classe media popolare e cittadina – la “gente nova”, tanto per citare una nota espressione cara a Dante Alighieri – costituita da tutti coloro i quali si erano gradulamente arricchiti per effetto principalmente dell’incremento demografico, e cioè commercianti, banchieri, giuristi, medici, artigiani e armatori – inizialmente esclusa dall’attività amministrativa e politica in quanto appannaggio pressoché esclusivo degli aristocratici feudali. Dall’inizio del XIII secolo, infatti, i ”populares” furono in grado di entrare, benché gradatamente, nella vita pubblica di gran parte delle città italiane con l’istituzione di “assemblee del popolo” che eleggevano appunto un Capitano del popolo, il quale, solitamente un forestiero e in carica per al massimo un anno, dotato di ampi poteri militari e politici, finì per fare ombra finanche al Podestà, che era viceversa diretta espressione dell’oligarchia aristocratica, e al quale ultimo l’anzidetto Capitano del popolo sottrasse numerose prerogative.
Bibliografia
••• Massimo L. Salvadori, “Enciclopedia storica”, Zanichelli Editore, Bologna, 2000